I mezzi giustificano il fine

(cioè, se i mezzi non funzionano, il fine è errato!)

Europee 2019

Maggio 2019 si vota. Come per gli ultimi 25 anni di tornate elettorali in Italia, almeno che io ricordi, questa è un’elezione decisiva. Prima ero troppo piccolo, ma non dubito che anche allora ci fossero frequenti elezioni decisive. Non uso a sproposito il termine “decisivo”, anche se sono ironico: è però vero che siccome chi ha posizioni di responsabilità non se ne vuole in realtà assumere, allora le elezioni stesse hanno il non facile compito di decidere al posto delle persone che sarebbero tenute a farlo.

I sondaggi sono chiari: gli euroscettici “non vinceranno”. Infatti hanno già vinto. A coloro che cercano di spiegare il paradosso dell’internazionale nazionalista, e che lo prendono in giro, vorrei spiegare una cosa. Da un lato ci sono numerosi partiti che hanno numerose e sfumate posizioni sull’Europa, sul suo ruolo nei confronti degli Stati membri e nei confronti del resto del mondo: si chiama democrazia. Dall’altro ci sono i cosiddetti sovranisti, che in realtà sono nazionalisti – ci torno più sotto su questa differenza. Costoro hanno un progetto chiaro: mantenere il più a lungo possibile lo status quo, per continuare a lucrare posizioni di rendita personali o tribali sulle spalle della comunità. Capite bene che chiunque possa rientrare in questa definizione, compresi gli attuali partiti di maggioranza relativa, i socialisti ed i popolari. Cosa fanno infatti questi partiti se non cercare di spostare l’assetto della politica e delle istituzioni europee di quel tanto che basta per non farsi accusare di immobilismo? Il parlamento che non decide, quello di Strasburgo, ha già fatto enormi passi avanti per molte persone, e si può dire tutto il male possibile dell’Unione tranne che non tuteli i diritti civili. E certo la pace è una grande conquista, ma solo per chi vive dentro i confini. Appena al di fuori dell’UE le guerre hanno continuato come e più di prima, soprattutto dalla fine della guerra fredda: aspiriamo al ruolo di Potenza Planetaria e nemmeno a livello regionale può fare nulla. Il Mediterraneo non è un mare sicuro, se si vive sulla sponda sbagliata. La pace dell’Europa non arriva neppure agli Urali. Quindi cosa ha fatto in sostanza il più ambizioso progetto politico della Storia? Molto, se guardiamo da dove è partito. Troppo poco, se guardiamo dove dobbiamo arrivare.

Focalizziamoci però sulla differenza fra nazionalisti e sovranisti. La costituzione italiana, recita

L’Italia e` una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranita` appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Questa è una delle 2 (leggasi DUE) volte in cui viene citata la parola “Italia”. L’altra è nell’articolo 11. In tutto il resto della Costituzione la parola Italia non viene usata MAI. Il termine “italiani” invece compare 6 volte, comprese le note, sempre in riferimento agli italiani all’estero. Fonte:
https://www.senato.it/documenti/repository/istituzione/costituzione.pdf

Persone più competenti di me hanno spiegato perché: la sovranità è dei cittadini della Repubblica (termine che compare 148 volte), i quali la delegano, in varie forme normate dalla Costituzione stessa ad altri. Questa delega non è in bianco, e non appartiene all’Italia. Difendere la sovranità dell’Italia, o degli Italiani, non solo non è previsto dalla Costituzione, ma significa semplicemente difendere il proprio orticello a discapito della Costituzione.

Cedere sovranità all’Europa era il nostro futuro quando fu scritta la Costituzione e dovrebbe essere il nostro presente adesso, per vari motivi. Ma questa sovranità viene ceduta dai cittadini ad un ente più grande dello Stato-Nazione-Italia, per una loro comodità, ed è nel loro pieno diritto. L’Italia non deve cedere sovranità all’Europa, in questo i nazionalisti hanno ragione, ma per il motivo sbagliato: l’Italia non ha alcuna sovranità! La sovranità è del popolo, e l’Europa dovrebbe essere un’unione di comunità e di popoli che cedono la propria sovranità ad uno Stato. Come i milanesi decidono per i calabresi – e viceversa – così i tedeschi decidono per gli italiani – e viceversa!

I nazionalisti hanno già vinto perché hanno un chiaro obiettivo, ed è un obiettivo comune: rallentare il più possibile il processo di integrazione e di cessione di sovranità dallo Stato-Nazione allo Stato-Continente. Non dovendo costruire nulla, non hanno bisogno di essere d’accordo più di quanto lo siano già. Sono gli anti-sovranisti che dovrebbero capire che si devono schierare: sono a favore degli Stati per vivere di rendita di posizione, o sono a favore dei cittadini e si mettono in gioco?

Quanti sono i partiti dichiaratamente sovranazionali a queste elezioni?

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“Ci vorrebbe una patente per votare”

Il titolo è virgolettato perché non ne condivido il messaggio.

Però mi pare un ottimo spunto di riflessione: è sbagliato su così tanti livelli che risulta difficile credere che persone intelligenti possano condividere tale messaggio.

Altri hanno sottolineato prima e meglio di come posso fare io perché è antidemocratico: il suffragio universale può essere usato come feticcio dalle più efferate dittature, ma è condizione necessaria, ancorché non sufficiente, alla democrazia. Certo può essere mitigato, deve essere responsabilizzato, ma proprio per questo è nata la democrazia rappresentativa: un compromesso fra la responsabilità individuale dei decisori e la volontà popolare degli elettori.

Il limite della nostra democrazia si vede chiaramente nel suffragio universale, in particolare nei risultati elettorali che non ci rappresentano o non ci piacciono, perché la pagliuzza nell’occhio altrui è più evidente della trave nel nostro. Ma se è vero che l’analfabetismo funzionale in Italia ha livelli preoccupanti. allora la democrazia viene a cessare prima del voto, e non si può sperare di raddizzare un torto (la mancanza di strumenti per comprendere la complessità) con un altro torto (la negazione del diritto di voto a chi non ha questi strumenti).

Cos’è la democrazia? La possibilità che tutti abbiano accesso alle stesse possibilità, perché dare potere al popolo quando il popolo è eterogeneo significa di fatto dare potere a quelli che sono capaci di approfittarsi degli altri. Dunque, se io non ho accesso alle mie risorse intellettuali perché ho avuto una educazione povera, alle informazioni necessarie a decidere perché la stampa ha un effetto distorsivo sulla realtà, se non ho l’emancipazione economica e quindi sono ricattabile, come posso dirmi libero e quindi partecipare al potere decisionale? 

Si è lottato per permettere il suffragio anche a chi non è emancipato economicamente, perché non permetterlo anche a chi riceve informazioni false o non è in grado di capire?

Ma il vero motivo per cui non ha senso istituire una patente per il voto, dopo tutta la filosofia, e anche dopo tutte le dissertazioni tecniche del caso – quale test, chi decide, come si perde e come si guadagna questo diritto – alla fine di tutto rimane l’esempio lampante. 

In Italia serve una patente per guidare l’auto. Il 93% degli incidenti è causato dal fatto che il guidatore non ha rispettato le regole, che ha già dimostrato di conoscere e saper applicare in due distinti esami, teoria e pratica. Quasi 4 italiani su 5 inoltre affermano di essere “rispettosi delle regole indipendentemente dalla presenza di un controllo” e 9 su 10 di essere assolutamente sicuri del controllo che hanno del proprio mezzo. Infine, la maggior parte delle vittime non sono coloro che causano incidenti ma gli altri, in primo luogo i pedoni. (non trovo la fonte primaria di questi dati, diffusi su diversi canali in questi giorni)

Non è una meravigliosa metafora della politica? La colpa è degli altri, se facciamo un esame sono in grado di dimostrare che ne so più degli altri. Facciamola, questa patente per votare, e dimostriamo una buona volta che i problemi non esistono…

 

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Nazione, nazionalità e nazionalismo

Questo video pone dei problemi interessanti, ma nessuna soluzione. Cos’è la Nazione e cos’è il Nazionalismo? C’è una parte, quella sullo “studio sull’autostima”, che è spiegata molto male oppure è fuffa completa. Ma lo spunto rimane: nel 2018, è molto più facile cambiare religione, cambiare stato di famiglia, cambiare genere, che cambiare nazionalità. La nazionalità è qualcosa con cui nasciamo, ma che non è definito in nessun modo – infatti esiste uno ius soli e uno ius sanguinis che competono per questa definizione. Ma se è lecito cambiare genere, cambiare religione, cambiare sé stessi, perché non è nemmeno pensabile cambiare nazionalità?

Il più grosso ostacolo sta nel concetto di cittadinanza, che viene sovrapposto con quello di nazionalità ma che nell’età delle migrazioni perde completamente di senso. L’Unione Europea dovrebbe fare di più in questo senso.

TBC – forse

 

 

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Protetto: La Seconda Repubblica

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Il disastro politico di questo paese

è uno specchio della società. E le sue radici sono etiche. Scusate lo sfogo.

Nel momento in cui si sposta la dignità dalle persone alle loro opinioni, tutto è lecito: qualunque stupidaggine ha lo stesso valore di qualunque verità, e l’insulto è gratuito.

Mi era stato insegnato che tutti hanno diritto di esprimere la loro opinione, per quanto insensata fosse, perché tutti hanno la stessa dignità, in quanto umani e cittadini. Invece vedo applicato nella realtà il contrario: ogni opinione ha dignità, ma le persone che le portano avanti possono essere insultate e caricate di odio. Mi è evidente come questa inversione non abbia senso, ma è altrettanto evidente ai miei occhi come si ripeta lo stesso schema: ho diritto a esprimere le mie idee, quindi le mie idee hanno dignità.

E invece no. Le idee non hanno dignità in quanto idee, non possono essere espresse perché tutelate dalla libertà di espressione. La libertà tutela le persone, e solo queste hanno dignità.

Il problema non è che l’idiota ha la stessa dignità del saggio, il problema è che non esistono l’idiota ed il saggio, ma idee idiote ed idee sagge, e persone che le esprimono. Devono essere libere di esprimersi, perché il giudizio non può mai essere anteriore, ma sempre posteriore.

E deve essere tutelata la dignità di una persona, anche se dice delle idiozie. Deve essere chiaro che l’idiozia è un’idiozia, non che chi dice un’idiozia è un idiota ma può aprire bocca. Le persone sono sfaccettate, possono cambiare parere, possono avere punti di vista diversi. Ma le idee hanno conseguenze, e non le si può difendere a prescindere. Bisogna difendere il diritto delle persone a dire cose stupide, invece vedo nel quotidiano la strenua difesa di qualunque punto di vista, purché esista e solo perché esiste. La diretta conseguenza di questo è l’odio verso il diverso: poiché non posso odiare un’idea, che magari è aberrante, sono costretto ad odiare chi la esprime, perché se una cosa mi ripugna, non posso accettarla.

Bisogna accettare il diverso, quando il diverso è una persona, non quando è un’opinione. Un’opinione ha una dignità relativa, nel suo contesto, che può essere scientifico, etico, politico, o altro. Ma ha un metro con cui essere misurata, con cui essere etichettata come giusta o sbagliata, come aberrante, come avente o non avete diritto. E ognuno decide quali idee hanno diritto di esistere nel proprio riferimento. Accettare la libertà non significa accettare tutto purché sia, significa accettare che altri la pensano in maniera diversa, magari oggettivamente sbagliata (nei contesti in cui oggettivo ha un significato), ma senza scambiare l’ordine delle cose.

Le idee sono stupide e possono essere odiate, le persone no. Ma il potere esprimere le idee, non siginifca doverle accettare tutte: questo è peggio del relativismo etico, è peggio del nichilismo, è semplicemente stupido, perché tutto ed il contrario di tutto significa semplicemente niente. E per non dire niente si può evitare di sprecare tempo.

Scusate lo sfogo, di nuovo.

 

 

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Non avevo capito nulla

Contrariamente alle mie abitudini, uso questo spazio per esprimere un’opinione personale sul referendum. Oggi è giorno di silenzio elettorale perché si vota, ma:

  • internet è un’altra nazione
  • non parlerò nel merito

Si è detto che Renzi ha fatto male a personalizzare questo referendum, e che a causa di questo suo errore iniziale rischia di perderlo. In realtà Renzi non rischia nulla.

Il fatto di personalizzare il referendum gli ha consentito di non entrare nel merito di una riforma debole e in parte zoppa, di non entrare nel merito del fatto che la proposta di riforma è stata fatta in condizioni limite, cioè legalmente valide ma moralmente no:

  • perché frutto di una maggioranza parlamentare
  • perché frutto di un parlamento eletto con una legge incostituzionale

Ripeto, non voglio entrare nella polemica riguardo a questo: il parlamento è legittimo e tutto ciò che è stato fatto ha rispettato la legge. Ritengo che moralmente sia stata una forzatura, ma questa è un’opinione personale.

Politicamente però Renzi è un genio, e questo ce l’ha in comune con Berlusconi (questo e il fatto di essere sistematicamente insultato e sottovalutato dai suoi detrattori).

Dico “politicamente è un genio”, perché ha personalizzato un conflitto, in modo da convogliare su una riforma zoppa:

  • i suoi sostenitori, senza se e senza ma
  • coloro che pur non sostenendolo, ritengono che la riforma sia meglio di niente (ad esempio il professor Romano Prodi)

Contemporaneamente, in caso di sconfitta:

  • può sempre dire di averci provato (cosa vera)
  • ha sempre da giocare la carta “non esiste una alternativa attorno al no” (cosa altrettanto vera ma assolutamente non pertinente)

In questo modo lo scenario peggiore per Renzi è che non cambi nulla, cioè lui rimanga in posizione di forza relativa e i suoi avversari non abbiano cartucce da giocare. Ovviamente potrebbe addirittura vincere il sì e questo avrebbe delle notevoli conseguenze sulla carriera di chi ha fatto propaganda per il no, soprattutto se si tratta di leader logori (Silvio Berlusconi, Massimo D’Alema). Non gli darebbe carta bianca, semplicemente aumenterebbe il suo vantaggio (su questo ho la stessa opinione di Francesco Costa)

Quindi Renzi ha già vinto, ma questo è normale se è sempre lui a dare le carte, e finché i suoi oppositori non hanno la forza (o la volontà) di avere altri argomenti, vincerà sempre. Buon referendum a tutti.

 

Addendum del maggio 2018: in realtà si è bruciato perché nel frattempo sono emersi altri giocatori, con altre carte, e perché non sa stare zitto se non per dire “d’ora in poi starò zitto, però…” in continuazione.

 

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Social Media Coso

Ribloggo questo articolo perché molto azzeccato:

Il Social Media Marketing non esiste.

Ben scritto e in linea con l’idea che bisogna distinguere il fine dai mezzi, altrimenti si parla di aria fritta.

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Un gioco per parlare di cose – reblog

Riporto un interessante post di Roberto Sedda.

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Sui vaccini e gli antivaccinisti

Riporto questa riflessione di Erik Boni. Va letta fino in fondo, perché rivela non un finale a sorpresa bensì due.

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Disoccupazione al contrario

Ribloggo questo blog.

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