Il fine giustifica i mezzi

(cioè, se i mezzi non funzionano, il fine è errato!)

L’etica degli struzzi

Premessa: non mi piacciono le parolacce, e anche colloquialmente le uso solo come iperboli retoriche, per sottolineare un concetto o un umore forte oppure come anacoluti. Questa pagina e questi miei pensiari non hanno nulla a che fare con i poveri uccelli, la cui unica colpa è avere una assonanza in italiano con una parola che non intendo usare. Se dovessi riempire di improperi un volatile, sceglierei i piccioni che infestano le città ovviamente.

La seguente riflessione è nata come frutto di un dialogo fra due studenti seduti vicino a me in treno. Non riporterò la discussione, ma sintetizzerò il pensiero di uno dei due (lo struzzo):

  • le cose non possono cambiare perché in Italia la mentalità è quella, gli italiani sono antropologicamente incapaci di cambiare
  • io appena posso me ne vado, perché qui non c’è speranza per me e nemmeno per nessun altro
  • quelli che si comportano secondo le regole, siano essi leggi o semplice educazione, lo fanno solo per dignità personale

Non ho dubbi che se lo struzzo fosse stato un cittadino della Papuasia avrebbe detto le stesse cose dei Papuasiatici, perché con l’alibi di essere africani si possono insultare i negri, con quello di essere omosessuali gli altri sono froci e via dicendo. Questo fa parte dell’etica dello struzzo, il quale pensa a sé stesso in termini politicamente corretti e agli altri in termini dispregiativi fingendo al contempo di essere sia politicamente corretto – in fondo insulto anche me stesso, quindi non sono scorretto – che libero pensatore, cioè non ipocrita, perché in fondo mica sta usando un termine politicamente corretto solo perché lui c’è in mezzo.

La combinazione letale dei 3 punti è una forma di egoismo auto-assolutorio devastante: mi comporto male perché è impossibile cambiare le cose, ma non è colpa mia, infatti nessuno ci può riuscire e se ci prova è solo perché egoisticamente ritiene di comportarsi bene. Da notare la sottigliezza di non ritenere gli altri stupidi ma egoisti: in questo modo ci si assolve senza accusare nessuno, secondo lo stesso principio di cui sopra.

Lo struzzo quindi ci mostra come la coerenza sia un demone che uccide i bambini, perché la sua coerenza converge verso tutto il male possibile: l’isolamento e la ricerca del profitto personale, cancellando con un’unica scelta il vantaggio di una specie, quella umana, che deve tutto al fatto di vivere insieme. Ma in fondo gli struzzi sono uccelli, non scimmie, è nella loro natura essere egoisti, no?

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