Il fine giustifica i mezzi

(cioè, se i mezzi non funzionano, il fine è errato!)

Parricidio

E’ un po’ che lavoro su questo post, ma non sapevo quando e come pubblicarlo.

Nel frattempo il mondo è andato avanti, e in Italia il PdL si è scisso, anche se ci sta mettendo un sacco. Confesso che volevo sapere come andava a finire la storia del parricidio di Berlusconi da parte di Alfano. Come giustamente ha fatto notare qualcuno, Alfano è una creatura di Berlusconi, non un suo alleato, non un “figlio del berlusconismo” (qualunque cosa voglia dire questa esperessione). Politicamente, è figlio suo. E politicamente, Alfano deve ucciderlo: perché in natura è il giovane che ammazza il vecchio, anche se il vecchio avesse ragione.

Ovviamente il discorso era più ampio, ed ero partito da questo paragrafo:

“Ci disarma infatti l’inclinazione a pensare che la nostra vita sia, innanzitutto, un frammento conclusivo della vita dei nostri genitori, solo affidato alla nostra cura. Come se ci avessero incaricato, in un momento di stanchezza, di tenere un attimo quell’epilogo per loro prezioso – ci si aspettava da noi che lo restituissimo, prima o poi, intatto. L’avrebbero poi ricollocato a posto, formando la rotondità di una vita compiuta, la loro. Ma ai nostri padri stanchi, che si erano fidati di noi, noi restituiamo il taglio di cocci affilati, oggetti scappati di mano. Nel sordo strisciare di un simile fallimento, non troviamo il tempo di riflettere, né la luce di una ribellione. Solo l’immobilità sorda della colpa. Così tornerà nostra, la nostra vita, quando sarà ormai troppo tardi. ”

A. Baricco, Emmaus, Feltrinelli editore.

Come generazione, siamo numericamente inconsistenti, politicamente irrilevanti (ma se dessimo la cittadinanza con meno restrizioni, le cose cambierebbero*) e mantenuti in uno status di “figli di”. Fisiologicamente incapaci di compiere il parricidio, che è evolutivamente necessario alla cultura per crescere: per non peccare di ingratitudine, restituiamo il taglio di cocci affilati. Abbiamo preferito, e questa è responsabilità tanto nostra quanto dei nostri padri, che ognuno di noi si salvasse da solo anziché costruire un futuro come nazione e quindi come generazione e anche per questo è aumenta la disuguaglianza sociale.

La ribellione non ha senso: contro chi ci dobbiamo ribellare, contro chi ci ha accudito, cresciuto, fatto studiare e adesso ci mantiene anche? In realtà sì, ma è difficile da accettare.

A ben vedere però è la nostra cultura gerontofila e gerontocratica di italiani a rifiutare il parricidio: il passato è sempre un’età dell’oro che non si può disconoscere. Così il rinascimentali idolatravano la Roma antica, così si è creato il mito del risorgimento, così quello della resistenza (i nazisti almeno avevano il buon gusto di essere tedeschi, ma i fascisti eravamo sempre noi…) e conseguentemente l’intoccabilità della costituzione, contro ogni buon senso. Non si tratta di ridimensionare il lavoro dell’assemblea costituente, si tratta solo di riconoscere che quel testo è stato scritto in un mondo in cui le potenze erano appena passate da 7 a 2, in cui l’economia doveva ricostruire sulle macerie, in cui i diritti erano stati calpestati dallo Stato stesso, la tecnologia era ad un certo livello. Adesso esistono altri 2 livelli di tecnologia (l’informatica e la rete), la scienza rende obsoleti o insensati alcuni diritti, l’economia è girata al contrario, perché non siamo più noi a fabbricare, il mondo è multipolare e la Nazione deve cedere sovranità al contesto continentale. Come può essere intoccabile la Costituzione?

Come può esistere un mito del ’68, se i fascisti erano stati sconfitti nel ’45?

Fra i tanti problemi dell’Italia c’è il parricidio, o meglio l’incapacità di compierlo. In questi giorni si discute di cambiare la costituzione, con i se ed i ma del caso: perché non è possibile mettere in discussione la costituzione senza tirare dentro i padri costituenti, i partigiani che hanno costruito la repubblica. Il fatto che siano passati quasi 70 anni è irrilevante in un paese gerontofilo e gerontocratico in cui il Presidente della Repubblica, rieletto, è un ex partigiano. La mia generazione (1975-1990) è fatta di mantenuti, emigranti, raccomandati e falliti, perché altre scelte non ci sono state date. I più bravi sono entrati in più categorie contemporaneamente…

Mi permetto di insistere sulla costituzione, pur non essendo un esperto in materia, perché credo sia importante sottolineare fin dove arriva l’impossibilità di parlare male dei nostri padri. Molti paesi hanno sofferto regimi di tipo fascista, ma il nome ed il concetto sono nati in Italia. Eppure la Spagna ha avuto una guerra civile e un ritorno brusco alla democrazia. Eppure la Germania ha avuto un “anno zero” (bellissimo film di cui consiglio la visione, per capire cosa sono davvero le macerie morali), il Cile un referendum. Noi abbiamo avuto la “liberazione”, dovuta ai partigiani o agli americani a seconda di chi la racconta. Ma la liberazione da cosa? Da noi stessi? E’ possibile liberarsi dei propri demoni senza ucciderli? E la costituzione è diventata a sua volta intoccabile, perché consegnata ai “padri costituenti”. Non è più nostra, non è uno strumento per tutelare l’Italia e gli italiani, è sacra e inviolabile. Persino il fascismo in Italia è stato salvato dal parricidio, perché noi siamo stati “liberati” dal giogo tedesco e dai fascisti, che erano evidentemente marziani, poiché di guerra civile non si parla. I nostri padri non sono mai cattivi, nemmeno quando sono consegnati alla storia o quasi. L’unità d’Italia è sacra e intoccabile, anche se sotto gli occhi di tutti è la disparità fra nord e sud, ma evidentemente la colpa è di noi qui ed ora, non dei padri dell’unità che non sono riusciti nei loro intenti. Il rinascimento col suo splendore miope ha rivalutato il passato senza progettare un futuro politico ma è intoccabile, anche se ci ha consegnato legati mani e piedi alle monarchie europee per oltre 2 secoli. E così via…

 

*Mi riprometto di ritrovare l’articolo che spiega bene questa cosa.

Lascia un commento »