Il fine giustifica i mezzi

(cioè, se i mezzi non funzionano, il fine è errato!)

Disoccupazione al contrario

Ribloggo questo blog.

Lascia un commento »

Altra rassegna stampa

Articolo sul brand Patagonia, in italiano e in inglese

Lascia un commento »

Dal veterinario

Ribloggo un post interessante e scritto piuttosto bene il cui contenuto, sul costo delle prestazioni veterinarie, mi tocca da vicino per motivi personali.  La qualità si paga, il lavoro si paga, due concetti chiave.

Mi secca solo dover precisare che purtroppo al giorno d’oggi nessun lavoro è immune dalla critica di dover essere pagato…

Lascia un commento »

“Se” – Terza puntata

“Se” – Terza puntata.

Che dire…

Lascia un commento »

SpazioAurora (work in progress)

Abbiamo quasi finito di scrivere il primo bilancio sociale di SpazioAurora. Presumibilmente a giugno uscirà la versione completa. Per il momento riporto alcuni dati “tecnici”.

I motivi per cui il documento che abbiamo redatto non può essere considerato un bilancio sociale:

  • La parte economica è un po’ scarna, perché i costi di alcuni servizi non sono riportati e il fundraising non è preciso (soprattutto perché si parla di cifre molto piccole)
  • Il coinvolgimento non è documentato: non c’è un feedback esplicito da parte dei numerosi portatori di interesse dell’organizzazione
  • Non c’è una misura nemmeno approssimata dell’impatto sociale di SpazioAurora, ovvero del cambiamento che il servizio causa nel mondo, principalmente in virtù del punto precedente

Per contrappunto, questi sono i motivi per cui invece è un bilancio sociale ben fatto:

  • I miei collaboratori nonché committenti interni erano molto ben consapevoli del proprio lavoro e ricostruire la catena di senso di ciò che fanno è stato incredibilmente facile
  • Il testo finale è stato più volte stravolto e riscritto da loro, per cui a tutti gli effetti la mia è stata una consulenza esterna ed il mio lavoro si è limitato ad un accompagnamento verso un percorso
  • Viene dato per scontato che la loro attività, pur molto buona, può e deve essere migliorata

Detto questo, le mie valutazioni personali a quando il documento finale sarà pubblicato.

Lascia un commento »

Progetto Aurora

Spazio Aurora è una associazione che si occupa di assistenza psicologica e legale ai minori vittime di violenze, bullismo o abusi. Agiscono su tutto il territorio italiano, ma hanno sede a Cento (Ferrara).

In effetti fanno molto altro: assistono adulti con un passato di violenze o i familiari di minorenni scomparsi o che hanno subito violenze. E poi formazione, informazione, e altro ancora.

Perché parlo di loro? Ho cominciato a collaborare con questa associazione per stendere un bilancio sociale e spero di migliorare soprattutto il loro fundraising, ne hanno un gran bisogno!

Aggiornamento del 20/02/2014: ho chiesto loro che obiettivi si sono dati quest’anno, ma non di fundraising, bensi di aiuto! Che senso può avere darsi degli obiettivi in questo campo?

C’è un problema di produttività. Se le spese dirette sono infatti “a cottimo” (non nel caso dell’ospedale ma nel caso di Aurora) le spese indirette devono essere dimensionate sul numero di prestazioni, altrimenti diventano spreco e/o inefficienza.

Vedi questo post…

Lascia un commento »

Le primarie del PD: un’operazione di marketing sociale

Domenica scorsa i militanti ed i simpatizzanti del PD hanno votato per eleggere il segretario nazionale del PD.

Formalmente questa elezione è lontana dalle politiche, anche se i dietrologi sono al lavoro 24 ore su 24 per fornire spiegazioni più convincenti del perché e del percome. Una delle domande più frequenti è “perché per eleggere un segretario si fanno votare anche i non iscritti?”, subito seguita dalla sottolineatura che il dato delle primarie è in questo caso molto discordante con quello dei circoli e quindi a maggior ragione non si sarebbe dovuto fare. “Quando si nomina un amministratore di condominio votano solo quelli del condominio, non quelli di tutta la città” o “quando si elegge il sindaco di una città non votano tutti gli italiani”.

Gli errori che a mio parere sono insiti nel ragionamento sono di due tipi: uno di tipo logico e uno di tipo pratico. Specularmente, i motivi per cui il PD ha scelto di fare le primarie sono due: uno ideologico che risponde all’errore logico e uno di opportunità che risponde all’errore pratico.

L’errore logico è considerare le ricadute di quello che facciamo solo nell’ambito circoscritto in cui operiamo. Esistono stakeholder aldifuori della nostra organizzazione, sia essa un partito o una azienda. Il sindaco di una città prenderà decisioni le cui conseguenze ricadranno anche su quelli che in città ci lavorano senza abitare o aver diritto di voto: immigrati, pendolari, eccetera. Quindi se il sindaco fosse eletto dai lavoratori della città la cosa non sarebbe così strana, o no? Il condominio deciderà se far passare la pubblicità, come e quanto pulire, riscaldare, eccetera: queste scelte ricadranno sia sui fornitori pagati che non dovrebbero avere più di tanto voce in capitolo che sui fornitori “estranei”, ad esempio i postini, i quali si adatteranno a decisioni altrui. Il PD ha ideologicamente considerato che essendo il partito di maggioranza relativa in parlamento e nel governo, le sue decisioni influenzeranno la vita di tutti gli italiani, sia quelli che lo hanno votato l’anno scorso (con un candidato e segretario diversi) sia tutti quelli – la maggior parte – che non lo hanno votato.

L’errore pratico è pensare che il risultato di questa operazione allargata sia invalidato dalla discrepanza con il voto degli iscritti. Se il voto delle primarie dovesse coincidere o allinearsi col voto degli iscritti, le primarie stesse sarebbero una perdita di tempo. La differenza di voto invece serve a capire qual è l’interesse dell’utente primario, ovvero il proprio elettore fidelizzato, quello che va a votare alle primarie. L’opportunità, per il PD, è stata duplice: una prova di forza (circa 2 milioni e mezzo di persone coinvolte) rispetto alle altre organizzazioni politiche e sociali che si agitano in questo periodo e una conferma della scelta fatta non sulla testa degli elettori ma condividendo con loro la responsabilità.

In  questa operazione c’è molto marketing sociale: trasparenza (ancora non del tutto, siamo in attesa dei bilanci), stakeholder engage, revenue (i 2 euro), impatto sociale, impatto di immagine, responsabilità condivisa.

Lascia un commento »

Alcune segnalazioni

Recentemente ho visto che H&M ha lanciato una campagna di “riciclo” dei vestiti usati, distribuendo opuscoli informativi ai clienti su come e perché riciclare abiti e istituendo centri di raccolta nei punti vendita. Questo il link alla pagina del sito dedicata all’iniziativa, a dire il vero un po’ nascosta nel loro sito, ma giustamente etichettata sotto “sostenibilità”.

Nel tempo che ci ho messo ad aggiornare il blog (come vedete, troppo) ho visto che anche Oviesse ha lanciato un’iniziativa simile. Come si vede però per OVS è una promozione, quindi non fa parte di una strategia globale di Corporate Social Responsability, che per OVS (come del resto per la maggior parte delle aziende italiane) significa solamente beneficienza. Nel loro sito infatti si parla esclusivamente di una collaborazione con “Save the Children”, iniziativa sicuramente encomiabile ma non paragonabile alla sezione di H&M, decisamente più ampia.

Lascia un commento »

Rassegna stampa – 1

Questi due articoli sono usciti più o meno in contemporanea nei giorni scorsi…

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/pietro-greco/competitivita-formazione-e-ricchezza-lanomalia-italiana/settembre

http://www.linkiesta.it/telecom-colosseo

Il primo racconta del fatto che l’Italia vive consumando le proprie risorse senza produrne di nuove (e questo si capiva vedendo il PIL che calava) e mette in relazione questo fatto con lo scarso investimento in formazione.

Il secondo sottolinea come la classe imprenditoriale italiana sia stata inadeguata di fronte alla globalizzazione e abbia dovuto cedere il passo.

Qual è la causa e qual è l’effetto? In realtà non importa, perché il mondo presenta una coerenza tale per cui causa ed effetto si mostrano solo come aspetti successivi di uno stesso fenomeno, in questo caso l’incapacità di gestire il cambiamento da parte di coloro che avevano la responsabilità di farlo.

Lascia un commento »

In difesa delle banche

Mi trovo spesso nell’imbarazzante situazione di dover difendere le banche, le quali sono spesso accusate di reati o atti immorali in maniera del tutto casuale per il semplice fatto di essere banche.
Questa pratica è sbagliata su molti livelli. Innanzitutto c’è il problema della responsabilità individuale e della sua estensione, che è la responsabilità sociale. Se qualcuno o qualcosa compie un atto immorale o illegale, ne deve rispondere personalmente anche nell’opinione pubblica. Accusare una azienda di essere colpevole per il semplice fatto di essere una azienda o un particolare tipo di azienda, si commette lo stesso errore di chi accusa un criminale di appartenere ad una determinata etnia. Poiché inoltre molti istituti di credito (ma non tutti) sono stati corresponsabili del proliferare dei titoli tossici e delle conseguenze che stiamo ancora pagando, accusarli ingiustamente rischia di sviare l’attenzione dalle vere responsabilità: aggredire verbalmente il colpevole o presunto tale rende facile la sua difesa e impossibile una valutazione dei fatti.

In questo post particolare mi riferisco alla presunta malizia delle banche a incassare o utilizzare in maniera sbagliata i contributi pubblici o l’accesso al credito facilitato con cui le banche centrali cercano disperatamente di far ripartire l’economia reale. Il tentativo è disperato sia dal punto di vista del risultato, fin qui nullo, sia dal punto di vista della necessità, considerata assoluta. Ma la realtà dei fatti è che le banche non possono immettere nel mercato i soldi che vengono loro prestati e non si riesce a sventare il credit crunch per un motivo molto semplice: la crisi del sistema bancario non è contingente ma strutturale.

Facciamo un esempio concreto: per contrastare la contrazione dei consumi, molti commercianti, in particolare i supermercati, hanno ridotto i propri margini e aumentato la quantità delle offerte speciali, delle promozioni, eccetera. Il consumatore finale ha da una parte delle necessità ineludibili, dall’altra una riduzione drastica del margine di manovra dovuto al calo degli stipendi. Le offerte servono quindi non ad aumentare i consumi, ma a mantenerli costanti in una situazione di depressione economica. Alla lunga però i margini ridotti si pagano perché sebbene possano portare un vantaggio competitivo in un mercato stanco e quindi magari migliori prestazioni relativamente alla concorrenza non riescono però ad aumentare i valori assoluti, perché la mancanza di disponibilità economica nei consumatori non viene toccata e anzi probabilmente si riduce quella dei propri dipendenti.

Analogamente le banche centrali stanno cercando di allettare gli istituti di credito con offerte e promozioni del loro acquisto principale, che è il denaro. Tuttavia la disponibilità economica delle banche non è data dal costo del denaro, che può influire esclusiavamente sulla liquidità, ma è data dai soldi che i risparmiatori mettono negli istituti. Poiché il risparmio è quasi inesistente per il collasso dell’economia reale, tutti i tentativi di farla ripartire tramite l’immisione di liquidità sono destinati a fallire. Agire a monte infatti cambia l’assetto finanziario delle banche ma non quello economico e giustamente le banche stesse non si fidano più della finanza! Cioè il credit crunch, dovuto al crollo dei salari reali (in particolare del salario medio, tenendo conto di disoccupazione e inoccupazione), è l’unica cosa sicuramente onesta che stanno facendo le banche in questo momento: non hanno risparmi da prestare e si rifiutano di prestare denaro chiesto in prestito.

Lascia un commento »