Il fine giustifica i mezzi

(cioè, se i mezzi non funzionano, il fine è errato!)

Giustizia – mi spiego meglio

Il problema in Italia non è che mancano leggi adeguate alle situazioni (il conflitto di interessi esiste dal 1957, per dire), ma manca la volontà o la capacità di applicarle.

Dal 2001 ad oggi ho raccolto 14 timbri sulla mia scheda elettorale, fra elezioni politiche, locali, referendum. Significa che ho votato più di una volta all’anno in un sistema considerato “stabile e bipolare”. Ma votare spesso non è segno di democrazia, ma segno che non esiste una classe dirigente in grado di prendersi la responsabilità di governare.

 

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Cominciamo male

Siccome siamo in campagna elettorale, partiamo da qui. Fare politica, e parlare di politica, in Italia è perlopiù tifoseria. Sarebbe interessante “fare le pulci” ai programmi, ai candidati, dal punto di vista della congurenza fra le finalità dichiarati ed i mezzi utilizzati. Non credo ne avrò il tempo, intanto la campagna si è avvitata su due temi: replicare a qualunque stupidaggine dice Berlusconi, che fa notizia semplicemente esistendo; chi vincerà in Lombardia, che è l’unica regione in cui ha senso vincere le elezioni.

Nessuno dei due argomenti è interessante, nessuno dei due argomenti ha una finalità ma è un mezzo per ottenere un altro mezzo che è il potere. Sembra invece che il potere sia visto come un fine. Sembra che vincere o perdere le elezioni sia più importante che governare. Questo è un esempio lampante di come un mezzo poco etico, ovvero un argomento vacuo,  non può che condurre ad un fine poco etico, ovvero il potere fine a sé stesso.

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