Il fine giustifica i mezzi

(cioè, se i mezzi non funzionano, il fine è errato!)

http://www.lastampa.it/2013/08/21/cultura/opinioni/buongiorno/lavorare-troppo-lavorare-pochi-gpU9u2BCGYBX5GmUPL56iM/pagina.html

http://www.lastampa.it/2013/08/21/cultura/opinioni/buongiorno/lavorare-troppo-lavorare-pochi-gpU9u2BCGYBX5GmUPL56iM/pagina.html

Questo post ci fa riflettere su alcune cose, ad esempio la distribuzione del lavoro, che viene forse prima della distribuzione della ricchezza.

Una cosa che la nostra civiltà sembra aver deciso per sempre è che il lavoro è un mezzo per ottenere un risultato. Conseguentemente la sua distribuzione è vantaggiosa solo fino ad un certo punto e, cosa ancora più grave, la creazione di lavoro è subordinata alla creazione di finalità, nello specifico consumi.

La sinistra in Italia, in europa e in tutto l’occidente ha fallito clamorosamente il suo compito storico di vedere il lavoro come finalità (anche se ad esempio nella costituzione italiana viene chiaramente indicato che non è un mezzo, ma questo è un dibattito ancora più lungo) e si è piegata, sconfitta insieme ai regimi sovietici da cui teoricamente aveva preso le distanze, alla visione liberista e neoliberista del lavoro come mezzo per ottenere un fine. Questo sposta il motore dell’economia prima sugli imprenditori e da questi sui venditori, poi su chi sposta soldi. La ricchezza, da mezzo per ottenere benessere, è diventato un fine in sé, di cui il lavoro è solo uno dei modi per ottenerla.

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I pastafariani ed il loro abuso

I pastafariani, sostenitori dello spaghetti filying monster, vengono spesso usati come argomento dell’uomo di paglia per denigrare alcune o tutte le religioni e molto più spesso per protestare contro atteggiamenti “politicamente corretti” che porterebbero a risultati assurdi. Il più clamoroso di questi è il permesso di portare uno scolapasta in testa nelle foto per i documenti d’identità, che viene appunto usato come straw man argument: dal momento che permettere un pudore religioso può portare a risultati palesemente e soprattutto volutamente ridicoli, bisognerebbe passare sopra a tutte le differenze, anche quelle maggioritarie, e imporre una regola comune.

L’argomento è sbagliato in almeno due punti: il primo è quello di considerare il pudore comune come oggettivo, a differenza di quello religioso, soggettivo e quindi facilmente ridicolizzabile. Dopo farò un esempio per chiarire cosa intendo. Il secondo errore di questo argomento è quello di far vedere che siccome la regola è aggirabile o ridicolizzabile andrebbe abolita. Questo secondo errore può portare a legalizzare praticamente qualunque cosa, dal momento che ad esempio l’omicidio è considerato reato almeno a partire dal codice di Hammurabi e questo divieto è stato sempre aggirato nel corso dei millenni.

Ma affrontiamo ora il primo errore, che è il più grave: il senso comune del pudore. Voi andreste in un paese dove è necessario avere sui documenti di identità una foto dei vostri genitali? In questo paese inoltre è obbligatorio mostrare i propri genitali alla polizia o a chiunque si occupi di pubblica sicurezza per un controllo di routine, ovvero senza che ci sia bisogno di un reato in atto o di un permesso giudiziario. Semplicemente in questo paese sono più abituati a distinguere le persone dai propri genitali che dal proprio volto, senza che questo implichi necessariamente il fatto di tenerli esposti in continuazione.

Se la risposta è sì, allora potete usare questo argomento al posto degli inflazionati pastafariani: io non vi chiederò i diritti.

Se la risposta è no, allora riflettete su quello che è il vostro senso del pudore e su come possa sembrare diverso a chi ha una cultura diversa dalla vostra.

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Sedicenti esperti

Utilizzerò un uomo di paglia per mostrare alcuni punti di vista che trovo ridicoli o peggio dannosi.

Vi fareste operare da un chirurgo che ha fatto solo uno o due interventi, a pazienti in condizioni e tempi diversi dalle vostre, e molti o troppi anni fa? E se uno o due dei tre-quattro che ha fatto sono andati male?

Chiamereste a guidare la vostra auto una persona che ha guidato senza alcuna competenza specifica solo un’altra automobile o due, molti anni fa, su strade diverse? Anche se ora il traffico è intenso e le strade sono altre?

Mangereste in un ristorante il cui cuoco ha preparato uno o due piatti e basta, o forse un banchetto ma parecchi anni prima, con ingredienti diversi e per persone dai gusti diversi?

Vi fareste costruire una casa da un architetto, un ingegnere o un muratore che ha solo un’altro edificio o due al suo attivo, fatti molti anni fa con regolamenti e materiali diversi?

Tendenzialmente la risposta è no, almeno la mia.

Eppure si va a chiedere consiglio su come crescere i figli a genitori o amici che ne hanno avuti anni fa e hanno l’unico merito di essere sopravvissuti, oppure si ritiene un imprenditore capace chi ha avuto successo con la propria impresa in altri anni e soprattutto lo si ritiene capace di dare consigli utili.

Sulle cose importanti, che avranno un impatto forte e a lungo termine sulla nostra vita, non bisognerebbe affidarsi a “esperti” con esperienze limitate soprattutto nel tempo. Un consiglio è gratis, ascoltarlo o meno può essere caro.

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Mattatoio n°5

“Da molto tempo si è insegnato agli americani a odiare tutti coloro che non vogliono o non possono lavorare, e addirittura a odiarsi, per questo.”
In realtà questa frase viene da “Perle ai porci ovvero Dio la benedica, Mr. Rosewater”, che non ho letto, ma in “Mattatoio n°5” c’è un nazista che esprime un concetto simile, del tipo che l’unica cosa che gli Stati Uniti hanno insegnato al mondo è ad odiare i poveri.
In sostanza il colpevole di questo modo di pensare è il liberismo come dottrina sociale oltre che economica. Come dicevo, non solo ci siamo privati dei diritti, del denaro e della speranza, ma ci siamo anche convinti che fosse una buona idea!

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