Il fine giustifica i mezzi

(cioè, se i mezzi non funzionano, il fine è errato!)

SpazioAurora (work in progress)

Abbiamo quasi finito di scrivere il primo bilancio sociale di SpazioAurora. Presumibilmente a giugno uscirà la versione completa. Per il momento riporto alcuni dati “tecnici”.

I motivi per cui il documento che abbiamo redatto non può essere considerato un bilancio sociale:

  • La parte economica è un po’ scarna, perché i costi di alcuni servizi non sono riportati e il fundraising non è preciso (soprattutto perché si parla di cifre molto piccole)
  • Il coinvolgimento non è documentato: non c’è un feedback esplicito da parte dei numerosi portatori di interesse dell’organizzazione
  • Non c’è una misura nemmeno approssimata dell’impatto sociale di SpazioAurora, ovvero del cambiamento che il servizio causa nel mondo, principalmente in virtù del punto precedente

Per contrappunto, questi sono i motivi per cui invece è un bilancio sociale ben fatto:

  • I miei collaboratori nonché committenti interni erano molto ben consapevoli del proprio lavoro e ricostruire la catena di senso di ciò che fanno è stato incredibilmente facile
  • Il testo finale è stato più volte stravolto e riscritto da loro, per cui a tutti gli effetti la mia è stata una consulenza esterna ed il mio lavoro si è limitato ad un accompagnamento verso un percorso
  • Viene dato per scontato che la loro attività, pur molto buona, può e deve essere migliorata

Detto questo, le mie valutazioni personali a quando il documento finale sarà pubblicato.

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Responsabilità e accountability

Questo post di Nicola Mattina parla di molte cose, fra cui il passaggio dalla democrazia diretta ad un ibrido che sinceramente non ho capito, perché ho una mia idea precisa in merito e non vorrei fare un errore comune, ovvero fraintendere quello che viene detto ritenendolo uguale a ciò che è solamente una mia opinione. Quello che mi interessa è sottolineare questo punto:

In secondo luogo, è necessario lavorare alla trasparenza e all’accountability delle attività di governo. Non si tratta di rendicontare gli scontrini dei caffè dei parlamentari, come pensano ingenuamente alcuni, ma di rendere conoscibili gli obiettivi, i soldi allocati, i processi e i risultati. In questo senso, le amministrazioni dovrebbero essere obbligate a pubblicare in formato open tutti i propri dati, come hanno cominciato a fare timidamente alcuni enti virtuosi. Magari andando oltre i dati “innocui” (qualche statistica, dati geografici, serie storiche) e mettendo online i dati dai quali è possibile capire l’efficacia e l’efficienza dell’azione di governo.

Si parla proprio di accountability. Si parla cioè di porsi degli obiettivi non di output (quello che si fa) ma di outcome (quello che si ottiene), di misurarli e di renderli noti.

Ripeto e sottolineo i passaggi:

  •  porsi obiettivi di outcome (ad esempio sono una amministrazione comunale e voglio incentivare l’utilizzo della bicicletta)
  • creare dell’output, facile da misurare e pubblicizzare, ma tenendo presente che NON è l’obiettivo (ad esempio, creo 50 km in più di piste ciclabili, ostacolo il traffico automobilistico, faccio una campagna pubblicitaria tramite volantini)
  • misurare quanta gente va in giro in bicicletta prima e dopo l’output (non quanta gente utilizza le nuove piste, non quanti vanno in bici solo perché è arrivata la primavera)
  • rendere noto cosa si vuole ottenere, quanto si è speso e cosa si è ottenuto (possibilmente in quest’ordine temporale)
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