I mezzi giustificano il fine

(cioè, se i mezzi non funzionano, il fine è errato!)

La favola del lupo e del carretto

Ho sentito spesso parlare in questi ultimi anni del fatto che ci stiamo abituando a tutto e che un poco alla volta, che il senso comune viene spostato verso una determinata direzione così lentamente che non ce ne accorgiamo.

La metafora della rana bollita è molto inflazionata: se si mette una rana nell’acqua bollente essa salta via per non ustionarsi. Se invece si mette una rana nell’acqua fredda e si scalda la pentola a poco a poco, essa finirà bollita e nemmeno se ne accorgerà. Questa parabola è portata in auge da Noam Chomsky, o almeno viene attribuito a lui. Un esperimento del genere è stato fatto, e succede davvero, come riporta questo estratto.

Peccato che non sia proprio vero, perché prima bisogna estrarre il cervello della rana. O forse è vero, nel senso che il principio di gradualità funziona solo coi decerebrati. Ognuno è libero di trarre le conseguenze che vuole da quanto ho scritto.

Io preferisco la favola del lupo che saliva sul carretto che raccontava mia nonna, perché racconta una verità più profonda senza avere pretese di verità scientifiche:

‘ C’era una volta un agnellino, che guidava un carretto attraverso il bosco per andare al mercato. Incontrò un lupo, che gli chiese di salire sul carretto. L’agnellino aveva paura, e non poteva permettersi di dire di no e basta, ma nemmeno poteva dire di sì. Così cominciò a discutere col lupo.

“Sto andando al mercato, e il carretto è già pieno. Non posso portarti”

“Anche io sto andando da quella parte. Perché non facciamo un pezzo di strada insieme?”

“Però come fai a salire, il carretto è pieno e la merce è delicata”

“Va bene, allora mi metto dietro e appoggio solo il muso, perché sono veramente stanco. Solo il muso, non occupa tanto spazio e pesa poco. Io mi riposo e tu nemmeno te ne accorgi. Va bene?”

L’agnellino intuiva la fregatura, ma non sapeva come ribattere, per cui decise che andava bene. Dopo un po’ di strada sentì il lupo che si lamentava, e si fermò.

“Scusami agnellino, non volevo darti fastidio, ma mi fa veramente male la zampa. Credi che riuscirei a trovare un po’ di posto sul carretto per la mia zampa? In fondo sei così buono e generoso che non rifiuterai ad un animale ferito soccorso, vero?”

E anche stavolta l’agnellino non sapeva cosa ribattere e soprattutto il lupo aveva già messo la zampa sul carretto, per cui a malincuore e sempre più preoccupato ripartì. Dopo un po’ sentì di nuovo il lupo che lo chiamava.

“Agnellino, agnellino caro, non vorrai farmi zoppicare fino al mercato, vero? La strada è ancora lunga ma io non riesco a camminare con tre zampe. Per coerenza, metto anche questa zampa sul carretto”

Adesso il lupo aveva il muso e le due zampe davanti già sul carretto, e come i più attenti avranno notato aveva smesso di chiedere ma aveva cominciato a pretendere. Passò ancora un po’ di tempo e il lupo cominciò a protestare di nuovo.

“Agnellino, tu sei tanto buono, allora perché permetti che io cammini su questa zampa che è così lenta rispetto all’altra? Facciamo che carico anche questa”.

L’agnellino era sempre più preoccupato e decise di accelerare, sperando di arrivare al mercato in fretta.

“Agnellino, ma ti sembra logico che zoppico con una zampa fuori dal carretto? Ti avevo detto che non sarei salito, quindi non lo farò e lascerò giù la coda, ma non vorrai mica che una zampa in più sul carretto ti faccia la differenza?”

E così proseguirono per un po’, con la coda del lupo che strisciava sollevando un polverone mentre il povero agnellino cercava disperatamente di arrivare al mercato.

“Una volta mi dissero che ero il più bello del bosco: denti bianchi, occhi acuti, e una splendida coda! Guarda adesso: per colpa tua me la sto rovinando tutta e non tornerà mai come prima. La metto sul carretto, sperando che non sia troppo tardi.”

E così il lupo salì tutto sul carretto. Si fece trasportare fin vicino al mercato, e poco prima di arrivare si mangiò l’agnellino. Poi andò a vendere la sua merce come fosse propria. ‘

Siamo delle rane bollite che non si accorgono della fregatura? La verità è che ce ne accorgiamo ma non possiamo farci niente. Siamo come l’agnellino che è solo, ha paura, ma deve fare di tutto per sbarcare il lunario.

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