Il fine giustifica i mezzi

(cioè, se i mezzi non funzionano, il fine è errato!)

In risposta ad un amico

… che scrive “la democrazia non funziona” e molte altre cose che non riporto e spero non me ne vorrà male se semplifico il suo pensiero.

Vince chi ha lo slogan più idiota perché la democrazia ha bisogno di manutenzione e di formazione continua. Se scuole, giornali, intellettuali, eccetera fanno male il loro lavoro, allora quello che non funziona è il fatto di conservare la forma della democrazia senza la sostanza. Se i diritti non sono di tutti ma solo di alcuni, se la legge non viene applicata, se quando viene applicata lo è in maniera iniqua, allora stai conservando la forma della democrazia senza la sostanza. Se esistono sperequazioni economiche tali per cui ci sono persone costrette a delle scelte, ci sono persone che devono pagare i propri diritti con i propri soldi, allora c’è la forma della democrazia ma non la sostanza. La democrazia è un sistema complesso il cui risultato non deve essere la spartizione delle risorse ma la circolazione delle idee e la moltiplicazione del benessere. E’ chiaro che votare non significa nulla se la scelta è fra alternative insensate.

Il nostro paese paga il fallimento della classe dirigente che ora ha 50-60 anni: non hanno saputo intercettare i cabiamenti del mondo (e non era facile, gliene dò atto), ma cosa ancora più grave non hanno saputo formare i loro successori, prediligendo la lealtà alla competenza e una volta che si sono resi conto di questo non hanno saputo e soprattutto non hanno potuto passare la mano. Ma questo non c’entra nulla con la democrazia: colpevolizzare le idee, siano essere religiose, politiche o altro, è come colpevolizzare una razza o una professione. Significa derogare al principio di responsabilità individuale che è uno dei pilastri della democrazia stessa. Dire “la democrazia non funziona” è solo un altro modo di dire “basta euro”, è un modo di trovare un capro espiatorio che non si può difendere perché è solo un concetto astratto.

La colpa è di chi fa le cose sbagliate, di chi le fa male, o di chi non le fa quando dovrebbe. Ma è molto difficile trovarli, e soprattutto è inutile, perché l’entropia dell’universo ci porta a poter agire solo sul futuro e non sul passato, che ci serve per riflettere e non da compiangere.

Annunci
Lascia un commento »

Democrazia

La democrazia greca è parente stretta dell’idea socratica che la somma di verità parziali riesca a superare, attraverso il dialogo, le singole verità di cui è composta. Né aveva torto Protagora nel sostenere che sapere una cosa ma non saperla dire è esattamente come non saperla.

La nostra democrazia però viene fuori dalla rivoluzione francese e porta con sé il suffragio universale nell’idea che l’uguaglianza della dignità fra le persone (lascito del cristianesimo) porti all’uguaglianza dei diritti e quindi anche al diritto di discutere dei diritti stessi. Certamente allargare il numero di persone sembra, a mio parere ingenuamente, allargare il numero di idee. Storicamente non è andata così, perché noi definiamo “matura” una democrazia rappresentativa in cui le idee sono alternative ma complementari e soprattutto poche.

Ora una delle tante proposte che vogliono sostituire il suffragio universale è la cosiddetta “patente per votare”. Siccome stiamo facendo meno che accademia, non mi impunterò sulla facilità con cui questo principio può essere distorto nella pratica, preferisco concentrarmi sul principio. La causa della malattia della democrazia è il fatto che non sono aumentate le idee, per cui bisognerebbe estendere il diritto di voto, non contrarlo. Il principio dovrebbe essere non “una testa, un voto” ma “un’idea, un voto”. Il punto è: come implementarla?

E qui arriviamo alla complessità dei livelli amministrativi. In Italia si vota per il sindaco, per il presidente della provincia, della regione, per le elezioni nazionali (in altri stati anche). Nella pratica poi le decisioni sulle singole questioni vengono prese collegialmente perché separare le competenze “territoriali” non è semplice e spesso nemmeno utile. Un punto dolente, anche perché troppo spesso genera corruzione, è che le amministrazioni prendono decisioni che non hanno molto senso: quale dirigente sanitario, quali dirigenti nelle partecipate (multiutilities in testa). A parte che non si capisce perché queste decisioni debbano essere prese a livello politico, quando spesso sono molto tecniche, capita che la rappresentanza territoriale non sia rispettata.

Perché non votare sempre e comunque per ognuno di questi aspetti? Perché non posso decidere chi dirigerà l’azienda che smaltisce i miei rifiuti o il direttore dell’ospedale dove sarò assistito in caso di bisogno? Perché non rendere elettive anche le magistrature giudiziarie, ad esempio i PM? A parte le storture a cui il sistema si presta, il principio è che serve competenza, tanto per fare questi lavori quanto per giudicarli (c’è un articolo scientifico che ne parla, appena lo trovo ve lo linko). Ma allora,  perché non fare davvero un patentino?

Innanzi tutto mi sembra ovvio – ma voglio sottolinearlo – per certi ruoli dovrebbe essere richiesta una certa competenza: non è che negli Stati Uniti si eleggono i giudici fra tutti i  cittadini. Per cui abilitazioni professionali e/o pubbliche a svolgere certi lavori, e far votare solo coloro che sono interessati: in che modo, ci si può ragionare. In questo modo la cittadinanza diventa attiva, e vota, su temi di proprio interesse. Ma il patentino non deve averlo chi vota, ma chi deve essere eletto!

Alle prossime puntate…

Lascia un commento »

Prostituzione

Repubblica sta portando avanti in questi giorni (a partire dall’8 marzo) un’inchiesta sulla prostituzione.

Molte (e sono in aumento) sono le ragazze o le donne che lo fanno “per scelta”, ma in questa categoria rientrano anche quelle che sono spinte dalla disperazione economica, in un mondo del lavoro che già è crudele ma si accanisce in particolare sulle donne e sui giovani. Conseguentemente le giovani donne sono quelle che risentono doppiamente del fallimento del mercato del lavoro italiano.

Intanto vorrei sottolineare come i commenti siano allineati a quelli che 40 anni fa si facevano sull’aborto: “esiste sempre una scelta, esiste una dignità, un etica” eccetera la fanno da padrone, seguiti a ruota da “è solo una convenzione sociale di bacchettoni e bigotti ma in realtà ogni adulto è libero di fare ciò che si vuole” e solo una piccola minoranza si occupa del problema vero che è, nel caso dell’aborto come in quello della prostituzione, la situazione psichica e sociale di chi compie il gesto e lo paga per tutta la vita.

Per mia fortuna non ho dovuto affrontare personalmente questi problemi e quindi posso fare una riflessione che spero non risulti troppo oziosa.

Mi chiedo però: la prostituzione in senso letterale, ovvero la mercificazione del proprio corpo, è davvero l’unica forma di compromissione della propria dignità? Quante persone vendono la propria dignità in cambio di uno stipendio? Quante persone, soprattutto nella mia generazione, sono costrette ad abbassare non solo le proprie aspettative in termini di soddisfazione lavorativa, ma soprattutto ad essere umiliate per aver compiuto delle scelte umili? A quante persone viene negata la dignità del lavoro o anche di un lavoro?

Se per prostituzione non intendiamo la mercificazione del corpo ma la vendita della dignità in cambio di denaro, allora quasi nessuno si salva nella generazione fra i 25 e i 40 anni, quella certificata di fallimento dalla stessa politica. Siamo una generazione di prostitute, di lavoratori che accettano di fare più o meno qualunque cosa, gettando da parte aspettative e spesso anche formazione. E siamo in questa condizione perché un’intera classe dirigente ha fallito clamorosamente il proprio compito.

Sia ben chiaro che non intendo sminuire o giustificare nessuno per le proprie scelte, perché credo nella libertà e soprattutto nella responsabilità di ciascuno, anche se le scelte di chiunque influiscono su chiunque altro. Voglio però sottolineare come la mancanza di un progetto abbia schiacciato un’intera generazione, e come prima di trovare dei responsabili sia necessario ricostruire un futuro per  quasi 12 milioni di italiani.

(Aggiungo anche quest’altra fonte di dati)

Lascia un commento »