Il fine giustifica i mezzi

(cioè, se i mezzi non funzionano, il fine è errato!)

Un mezzo sbagliato per un fine giusto?

su 04/10/2014

Recentemente ho avuto modo di vedere questo video, che parla dell’immigrazione partendo dai luoghi comuni.

Il video sembra costruito apposta per sostenere una certa tesi. Non essendo un documento scientifico la cosa è lecita, ma ha delle controindicazioni: chi non condivide la tesi iniziale (i pregiudizi sugli stranieri sono infondati) non viene “smontato” da questo video e anzi rafforza il proprio pregiudizio, perché viene urtato a livello emotivo e non confortato da un livello razionale.

Alcuni espedienti retorici (immagino voluti) confermano questa mia impressione.

Nel video:

– gli stranieri hanno una storia personale, un lavoro, dei problemi

– gli italiani, a parte il pensionato, sono anonimi e servono solo come visualizzazione del “pregiudizio”

– gli stranieri sono adulti lavoratori, gli italiani sono ragazzi, alcuni dichiaratamente non lavoratori

– viene preso in causa un esperto di lavoro e immigrazione (italiano) il cui unico ruolo nel video è sbugiardare le affermazioni dei ragazzi di cui sopra. Il meccanismo regge bene perché i ragazzi sono volutamente “italiani che hanno dei pregiudizi”, non delle persone (vedi sopra) né tantomeno un campione statistico. Ad un certo punto ho avuto il sospetto che i ragazzi fossero prezzolati per rispondere in un certo modo.

I dati che vengono mostrati sono parziali senza saperlo: mentre più avanti ci viene spiegato come l’immigrazione clandestina avviene, non viene detto che i clandestini delinquono molto più dei regolari (28 volte di più secondo Luca Ricolfi, “Illusioni Italiche”) e questo, unito alla storica xenofobia italica e soprattutto alla crisi economica, altera notevolmente la percezione del problema e sfocia rapidamente in razzismo.

L’effetto complessivo che ho avuto dal video è “la colpa non è degli stranieri, è degli italiani che sono razzisti”; in pratica anziché eliminare un pregiudizio sembra che se ne voglia creare un altro, cosa che non credo proprio fosse l’obiettivo di chi ha realizzato il video.

Non ho idea di come gestire le frizioni etniche e sociali che inevitabilmente l’immigrazione comporta, ma sicuramente la creazione e l’equa divisione di ricchezza e benessere sono la via maestra per eliminare i pregiudizi. Anche smontare in maniera razionale quelli che sono i pregiudizi può essere utile, ma deve essere fatto in maniera rigorosa: l’immigrazione è un problema anche e soprattutto perché non riusciamo a controllare il flusso di irregolari e ci illudiamo di farlo agendo sui regolari.

Se invece si vuole usare uno strumento di comunicazione emotiva e non razionale, creare contrapposizioni fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato è molto difficile e a mio parere il video, tecnicamente pregevole, non riesce nel suo intento proprio per come è costruito.
Faccio un contro-esempio. Pensate ad un video in cui c’è la storia di un immigrato che lavora e che dichiara di “avere paura” dei clandestini. Nel video vengono intervistate persone “buoniste” che sostengono che gli stranieri vengono qua per lavorare. Poi c’è un esperto di statistiche che vi racconta come la popolazione carceraria degli stranieri sia aumentata notevolmente negli ultimi anni (dato vero, ma parziale perché non dice ad esempio che a parità di reato gli italiani sono ai domiciliari mentre gli stranieri non hanno fissa dimora e devono per forza di cose essere messi in carcere). Infine ci sono interviste a persone che sono state rapinate o derubate da stranieri (anche queste, storie vere, ma ovviamente prese apposta dal mucchio dei reati). Magari vi fanno anche vedere delle registrazioni vere di poliziotti che arrestano persone di colore (deve essere evidente che sono stranieri, poi magari sono italiani da 2-3 generazioni). In pratica è possibile costruire un video in cui il razzismo non esiste ma la realtà è contro gli stranieri, scegliendo in maniera emotivamente simmetrica a “noborder” ciò che mostrare.
Il perché di questo mio accanimento nei confronti di un prodotto artistico costruito evidentemente in buona fede e a fin di bene è presto detto: un mezzo sbagliato per un fine giusto si ritorce facilmente contro chi lo usa.

Infine una nota personale. Credo che l’immigrazione sia una grande risorsa per un paese come l’Italia ammalato di nostalgia. Quando il nostro passato non sarà una gloria da mostrare ma una vergogna, forse riusciremo ad uscire dal pantano in cui ci troviamo da una generazione. Questo però è un altro discorso, che merita un approfondimento altrove.

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