Il fine giustifica i mezzi

(cioè, se i mezzi non funzionano, il fine è errato!)

Marinaleda

su 05/01/2014

Prendo spunto da questo articolo, e considero che le informazioni siano corrette. Laddove non lo fossero, questo post è da ritenersi un esercizio teorico.

Saltiamo le obiezioni facili: funziona perché è un mercato chiuso, funziona perché è un mercato aperto, funziona perché è nel piccolo, eccetera. Non ho i dati per queste obiezioni che quindi sarebbero opinioni contrapposte ad un fatto: non c’è disoccupazione. Un dato ed una obiezione interessanti sarebbero invece la valutazione del tasso di emigrazione: un modo per raggiungere la piena occupazione è che i disoccupati vadano a cercare lavoro altrove.

Per quanto concerne questo blog però il dato che mi incuriosisce e mi interessa è che l’obiettivo sia la piena occupazione. Come in molti altri casi, mi sembra sempre che si confondano i mezzi con gli scopi. La piena occupazione è lo scopo? O è il benessere sociale e individuale? A cosa rinuncianogli abitanti di Marinaleda, ammesso che a qualcosa rinuncino, per essere tutti occupati?

Apriamo una parentesi: vi ricordo che la legge Biagi, la 235/2003, ha aumentato l’occupazione in un periodo in cui il PIL non è aumentato in maniera corrispondente e addirittura è diminuito. Questo significa, facendo i conti della serva, che gli stipendi sono calati. (dati mancanti)

E’ presto detto (basta leggere il resto dell’articolo): “Il salario è lo stesso per tutti, qualunque sia la mansione”. Questo comporta:

  • disincentivo allo studio, alla ricerca, all’investimento tecnologico
  • disincentivo all’emancipazione, alla valorizzazione del sé e delle differenze
  • svalorizzazione del lavoro, della qualità dello stesso, del tipo di lavoro, della sua effettiva utilità
  • valorizzazione del tempo come unica risorsa individuale e ancora una volta omologazione, abbattimento della produttività
  • monetizzazione del tempo libero e della propria identità individuale

Perché accade questo? Perché si è confuso un mezzo con un fine: la piena occupazione non è un valore in sé, perché un tasso fisiologico di disoccupazione crea migrazioni, che nel lungo periodo sono un bene per tutti, innovazione (non ho un lavoro, me lo devo inventare).

Per essere più precisi, si è compiuto il più banale degli errori logici:

“se da A consegue B, allora da NOT(A) consegue NOT(B)” è una formula sbagliata. La forma corretta a rigor di logica è:

“se da A consegue B, allora da NOT(B) consegue NOT(A)”.

Se dalla disoccupazione consegue infelicità, allora dalla piena occupazione consegue felicità è un errore logico. Formalmente è:

“se dalla disoccupazione consegue infelicità, allora dalla felicità consegue piena occupazione”, il che è sorprendente ma corretto da un punto di vista matematico. Però quello che vediamo è che la disoccupazione cala in quei paesi in cui il benessere sociale è visto come fine ultimo e questo viene raggiunto anche tramite, ad esempio, la cultura, che è un mezzo come un altro per rendere felici le persone.

 

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